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	<title>Idee in Bianco e Nero</title>
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	<description>ispirazioni fotografiche</description>
	<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 08:50:48 +0000</pubDate>
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		<title>Immobili</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Apr 2008 07:00:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Del Signore</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[racconti]]></category>

		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[“Andiamo dai, dobbiamo uscire…”. Mira distolse appena lo sguardo, ancora assorto negli ultimi bagliori della lezione multisensoriale. Mamma aveva ragione, come talvolta accadeva… Sapeva che si era fatto tardi, ma la lezione non le si levava mai completamente dalla mente, era come persistente nella sua testa, come vedere la luce del sole e poi distogliere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>“Andiamo dai, dobbiamo uscire…”. Mira distolse appena lo sguardo, ancora assorto negli ultimi bagliori della lezione multisensoriale. Mamma aveva ragione, come talvolta accadeva… Sapeva che si era fatto tardi, ma la lezione non le si levava mai completamente dalla mente, era come persistente nella sua testa, come vedere la luce del sole e poi distogliere lo sguardo, mentre sai già che una macchia bluastra ti seguirà per vario tempo… Si, doveva andare a seguire quella strana cosa che le aveva accennato il giorno prima, al termine della seconda nutrizione. Se non ricordava male si trattava di seguirla fino ad un luogo chiuso, piuttosto antico, qualcosa che aveva almeno una ottantina di cicli maggiori. Va bene, avrebbe sicuramente segnato quella data nel suo MemoLife, come qualcosa di grigio, il colore del tempo non piacevole, qualcosa di inutile ma doveroso…</p>
<p>Uscirono, la mamma camminava a passi lenti verso il primo Transporter e Mira la seguiva stancamente… Transporter venne loro incontro, come sempre soavemente una voce cristallina chiese la destinazione. “Museo delle Arti”, disse in modo asciutto la Mamma. Transporter implorò dolcemente ai passeggeri di posizionarsi davanti ai tracciatori, che avrebbero predisposto tutti i sistemi di sicurezza ai passeggeri. Infine partì, silenzioso ed efficiente, verso tutte le destinazioni dichiarate dai passeggeri, scegliendo il percorso ottimale, in grado di soddisfare tutti nel minor tempo possibile… La musica era stata attivata, i suoni fluivano all’interno del corpo, risuonavano nelle ossa e trasmettevano sensazioni fisiche, quasi un sottile massaggio che stimolava la mente e riscaldava i sogni.</p>
<p>Dopo qualche minuto presero il viale maggiore, pieno di altri Transporter multicolore, ognuno con la sua voce distintiva, con le sue musiche e con i suoi sogni, frutto delle combinazioni assolutamente uniche delle riflessioni sonore prodotte dai passeggeri…</p>
<p>La sensazione di leggero formicolio era segno del fatto che il controllo dei tracciatori era cessato, potevano alzarsi dalle postazioni di trasporto ed avvicinarsi all’uscita. Un sistema automatico le portò sulla soglia del Museo, consegnandole al Cortese.</p>
<p>“Dunque siete qui per la deposizione…”. “Certo, si, avevo comunicato la cosa…”. Mira guardava la mamma, che pareva un po’ in apprensione. Lei vedeva le cose in un altro modo, più difficile, meno lineare… Non le avevano insegnato a ragionare con serenità, le lezioni di Pianificazione emotiva non c’erano al tempo dei suoi studi… Attraversarono molte stanze, tutte illuminate da luci molto fioche. Finalmente giunsero in quella che la mamma riconobbe come quella dove aveva lavorato, tanti anni prima. Accesero lentamente le luci. Mira si rese d’un tratto conto del silenzio assordante intorno a lei, qualcosa a cui non aveva fatto caso durante il percorso. Iniziò a notare intorno a lei delle immagini, che mano a mano prendevano forma. Erano ferme. Immobili. Mira attese per lunghi secondi. Minuti. Poi la mamma le si avvicinò. “Non si muoveranno. Potrai attendere tutto il tempo che vuoi, ma non lo faranno.”</p>
<p>Mira continuava a guardare i colori e grigi racchiusi in zone a forma quadrata o rettangolare, qualcosa di statico che prima non aveva mai visto… Non erano neanche tridimensionali, era tutto immobile e per quanto lei cambiasse posizione, non sembravano seguire i suoi sguardi, rimanevano forme immobili, che non si modificavano. Mira soffiò leggermente, poi schioccò le dita, poi applaudì, poi saltò rumorosamente. Infine si accovacciò a terra, con la testa tra le mani. “Mamma, cosa siamo venute a fare qui?”. “A guardare, solo a guardare Mira”. “Ma non c’è niente che si muova, niente che mi segua, niente che mi piaccia.” “Mira, guarda meglio, guarda oltre…”. La mamma aveva detto quell’ultima frase in un modo particolare, che Mira sapeva che voleva dire che c’era un qualcosa da scoprire, che poi l’avrebbe sorpresa, resa felice…</p>
<p>Mira si sforzò di crederle. Alzò lentamente lo sguardo ed iniziò a guardare all’interno dei quadrati e dei rettangoli. “Mamma questi cosa sono?” “Sono uccelli, animali che ora non ci sono più Mira, volavano nel cielo insieme, velocissimi, anche se da lontano sembravano quasi nubi grigie”. “E questo Mamma?” “Questo è un vecchio Mira. Vecchio è qualcuno che non ha ricevuto il Vaccino finale ed ha trascorso molti, molti cicli maggiori: la pelle si increspa e quei solchi sono normali, non sono ferite sul volto, si chiamavano rughe” “E perché guarda il cielo? Non sa che il sole non va guardato?” “Questo vecchio uomo rugoso guarda gli uccelli, vedi?” Mira si accorse che in effetti gli occhi dell’uomo erano molto aperti, quasi luminosi e che stava davvero guardando dentro al quadro stesso, in direzione delle nubi, anzi degli uccelli che lei fino a poco prima credeva fossero davvero grigie nubi. “Lo sai cosa vuol dire?” Mira sentì la frase della mamma rimbalzarle dentro: le si era fatto vuoto, forse tutto era uscito da lei, alla ricerca del vecchio racchiuso nel quadrato. “No mamma…” “Lui sogna di essere lì con loro, sogna di poter volare, lasciare il corpo ferito dalla vecchiaia e guardare il mondo con leggerezza, quasi come se stesse in un sogno, un sogno che per lui è così reale che lo fa piangere dalla gioia…” “Mamma, ma questo vecchio come è finito in questo quadrato così immobile? Sapeva che lo avrei guardato?” “No piccola mia, questa è una forma d’arte che un tempo veniva chiamata scrivere-con-la-luce: questo è l’ultimo giorno in cui potrai vedere questo signore in questo quadro, in questa sala. Domani ci sarà la deposizione e sarà tolto da qui. Ci sono altre immagini immobili che dovranno prendere il suo posto, verrà messo in una teca che dovrebbe proteggerlo per centinaia di cicli maggiori”. Mira si chiese d’un tratto: “Ma chi scrisse di lui con la luce? Un altro vecchio?” “Non era vecchio quando lo fece. Invecchiò dopo e morì nello stesso anno della tua nascita: tuo nonno, Mira, fece quella foto, ma il Vaccino finale non era efficace alla sua età, lo sai, l’hai studiato nel Multisenso, vero?” “Si Mamma, ora mi ricordo…” Quello strano modo di scrivere il mondo, di fermare attimi che ora sembravano aprirsi a lei, più densi, più veri di qualsiasi Multisenso avesse visto prima&#8230; Mira rimase a guardare, ad immaginare i colori, ad entrare in quello spazio angusto dove stavano il vecchio e le nubi d&#8217;uccelli, ad essere parte di un attimo che aveva attraversato il tempo ed era qui, ora, a chiederle un momento da vivere insieme&#8230;</p>
<p>Mira non riusciva proprio a dormire quella notte, era luce che rimbalzava tra gli occhi e le ali, tra rughe e nubi, sogno nel sogno di un vecchio…</p>
<p>“Abbracciami mamma…” “Piccola, vieni qui …” “Ho sognato questa notte sai?” “Davvero?? Ma è bellissimo! Raccontami, raccontami!! Ci pensi? E’ la tua prima volta…”</p>
<p>Fecero nuovamente lo stesso tragitto, immote e silenziose assistettero alla deposizione nelle teche a temperatura controllata delle immagini immobili. Sapevano che nella notte erano state effettuare scansioni a livello molecolare delle immagini, in modo da poterle riprodurre virtualmente con assoluta fedeltà. Doppiamente sepolti, in teche e memorie massive di milioni di TeraByte, le immagini venivano consegnate al futuro, a tempi ancora più lontani, a sguardi ancora più increduli, a sogni ancora più grandi.</p>
<p><em><br />
<strong>Mira</strong> è il nome di una stella che significa &#8220;la meravigliosa&#8221;; è presente nella costellazione della Balena. E&#8217; una stella variabile; periodicamente, circa una volta l&#8217;anno e per circa 135 giorni, si rende visibile a occhio nudo e poi impallidisce. Dista da noi 419 anni luce.</em><br />
<a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/"><img style="border-width:0;" src="http://i.creativecommons.org/l/by-nc-nd/2.5/it/88x31.png" alt="Creative Commons License" /></a><br />
<em><span>Immobili</span></em> di <span>Paolo Del Signore</span> è rilasciato sotto licenza <a rel="license" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it/">Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia</a>.</p>
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		<title>Rosso che era</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2008 07:00:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Macaluso</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<category><![CDATA[communism]]></category>

		<category><![CDATA[comunismo]]></category>

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		<category><![CDATA[fotografia]]></category>

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		<category><![CDATA[Mauro Galligani]]></category>

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		<description><![CDATA[Con questo post presentiamo un libro un po&#8217; datato ma che, alla luce dei risultati delle recenti consultazioni elettorali, torna ad essere attuale e suona addirittura ironico nel suo titolo: «Rosso che era»

Rosso che era: viaggio a colori nel tempo che fu comunista
di Mauro Galligani
testi di R. Gritti, ed. Ila-Palma [1993]
pagg. 120 - € 16,53

Nonostante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Con questo post presentiamo un libro un po&#8217; datato ma che, alla luce dei risultati delle recenti consultazioni elettorali, torna ad essere attuale e suona addirittura ironico nel suo titolo: «<strong>Rosso che era</strong>»<br />
<img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/01/rosso-cover.jpg" alt="rosso-cover.jpg" /></p>
<p><strong>Rosso che era: </strong><em>viaggio a colori nel tempo che fu comunista</em><br />
di <strong>Mauro Galligani</strong></p>
<p>testi di R. Gritti, ed. Ila-Palma [1993]<br />
pagg. 120 - € 16,53</p>
<p><a title="rosso1.jpg" rel="attachment wp-att-205" href="http://ideebn.org/2008/04/23/rosso-che-era/attachment/205/"><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/01/rosso1.jpg" alt="rosso1.jpg" /></a></p>
<p>Nonostante siano passati solo 15 anni dalle ultime foto pubblicate su questo «album fotografico del comunismo che era» sembra passato un secolo.<br />
Le foto di Mauro Galligani ci trasportano, come in una macchina del tempo, nel mondo che viveva “al di la&#8217; del muro”.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/01/rosso2.jpg" alt="rosso2.jpg" /></p>
<p style="margin-bottom:0;"><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/01/rosso5.jpg" alt="rosso5.jpg" /></p>
<p style="margin-bottom:0;"><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/01/rosso6.jpg" alt="rosso6.jpg" /></p>
<p style="margin-bottom:0;"><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/01/rosso3.jpg" alt="rosso3.jpg" /></p>
<p>I suoi scatti, raccolti in vent&#8217;anni di reportage nei paesi comunisti, raccontano le contraddizioni, le sofferenze e le speranze di chi viveva “al di la’ del muro”.</p>
<p>Ci sono il Vietnam e la Cina, l&#8217; U.R.S.S. e l&#8217;Albania, ci sono politici, personaggi di spicco e gente comune, da Papa Wojtyla a Gorbaciov, da Eltsin a Walesa, dai giovani di Praga, alla gente e ai militari di Bucarest mentre viene rovesciato il regime di Ceausescu.</p>
<p style="margin-bottom:0;"><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/01/rosso7.jpg" alt="rosso7.jpg" /></p>
<p style="margin-bottom:0;"><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/01/rosso4.jpg" alt="rosso4.jpg" /></p>
<p><a href="http://www.contrasto.it/fotografi/dettaglio.asp?idf=101"><strong>Mauro Galligani</strong></a> è uno dei fotoreporter italiani più conosciuti nel settore editoriale.<br />
Nato a Farnetella, in provincia di Siena, ha iniziato la carriera di fotoreporter nello staff dell&#8217;<em>Agenzia Italia</em>.<br />
Nel 1964 è passato al quotidiano <em>il Giorno</em>.<br />
Nel 1970 ha iniziato a lavorare per Mondadori come reporter di <em>Epoca</em> per cui ha realizzato reportage molto importanti in paesi di tutto il mondo. Dal 1984 e fino al 1997 ha svolto l&#8217;incarico di <em>picture editor</em> presso <em>Epoca</em> e <em>Panorama</em>.<br />
La storica rivista <em>Life</em> ha riservato molti spazi alle sue foto.<br />
Nel 1997, durante un reportage nella città di Grozny, Galligani fu rapito da guerriglieri ceceni, e rilasciato dopo diverse settimane.<br />
Galligani è autore di numerosi altri libri fotografici, tra cui gli ultimi <em>Il Tempo dell&#8217;Est</em> (Silvana, 1999) e <em>Uno sguardo discreto</em> (Leonardo 1999).<br />
Dal 2000 è rappresentato dall&#8217;agenzia <a href="http://www.contrasto.it/default.asp">Contrasto.</a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ideebn.wordpress.com/203/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ideebn.wordpress.com/203/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ideebn.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ideebn.wordpress.com/203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ideebn.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ideebn.wordpress.com/203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ideebn.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ideebn.wordpress.com/203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ideebn.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ideebn.wordpress.com/203/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ideebn.wordpress.com/203/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ideebn.wordpress.com/203/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ideebn.org&blog=2370687&post=203&subd=ideebn&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Beppe Bolchi</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Apr 2008 07:00:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Del Signore</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[fotografi]]></category>

		<category><![CDATA[Beppe Bolchi]]></category>

		<category><![CDATA[ciclopsie]]></category>

		<category><![CDATA[fotografia panoramica]]></category>

		<category><![CDATA[Pinhole Camera]]></category>

		<category><![CDATA[polaroid]]></category>

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		<description><![CDATA[Imbattersi per la prima volta nel modo di fare fotografia di Beppe Bolchi vuol dire rimanere colpiti dalla progettualità che mette in ogni sua foto.
La visione delle varie tecniche che utilizza non disorienta, ma rende attenti alle varie possibilità offerte dalle Polaroid, il suo veicolo d&#8217;espressione privilegiato. Si va dal distacco dell&#8217;emulsione al trasferimento della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Imbattersi per la prima volta nel modo di fare fotografia di <strong>Beppe Bolchi</strong> vuol dire rimanere colpiti dalla progettualità che mette in ogni sua foto.</p>
<p>La visione delle varie tecniche che utilizza non disorienta, ma rende attenti alle varie possibilità offerte dalle Polaroid, il suo veicolo d&#8217;espressione privilegiato. Si va dal distacco dell&#8217;emulsione al trasferimento della stessa su altri supporti o contenitori, alla riproduzione di particolari di un soggetto in una sorta di ciclo che viene poi ricomposto (ciclopsie), creando pattern e suggestioni nuove, fino ad approdare alle prospettive multiple, che danno un nuovo approccio alla fotografia di architettura. Infine si giunge alla fotografia stenopeica, che è strettamente funzionale al progetto <em>Città senza tempo</em> in cui Bolchi ripercorre i luoghi visitati, cercando di ritrarli in un modo quasi atemporale, con l&#8217;utilizzo di apparecchi a foro stenopeico autocostruiti ed un sistema di decentramento di sua invenzione.</p>
<p><strong>Idee in Bianco e Nero</strong> ha intervistato Beppe Bolchi per approfondire la conoscenza della sua interessante produzione e delle sue sperimentazioni fotografiche.</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-397" src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/04/red1a.jpg?w=198" alt="" width="198" /></p>
<p><strong>IiBN:</strong> «Il tuo percorso professionale appare fortemente legato all&#8217;utilizzo delle tecnologie Polaroid, dalle pellicole a sviluppo istantaneo alle macchine che ne permettevano l&#8217;utilizzo. All&#8217;inizio della tua esperienza con queste tecnologie cosa ti incuriosiva e stimolava maggiormente? Pensi che un giovane possa ritrovare qualcosa di analogo nelle moderne tecnologie digitali o credi che le illimitate possibilità di post-produzione possano distogliere troppo da una seria progettualità?»</p>
<p><strong>BB:</strong> «L’inizio della mia esperienza con la Fotografia a Sviluppo Immediato è stato motivato dalla curiosità di capire come questi materiali si potevano piegare a ricerche espressive e creative, anche perchè Grandi Fotografi le avevano e le stavano utilizzando. Fotografavo già da moltissimi anni, anche se non a livello professionale, avendo investigato un pò tutto ciò che si poteva fare a quei tempi, quando la matericità delle pellicole Polaroid mi ha attratto inesorabilmente. Purtroppo non credo che alcuna tecnologia digitale posso o riesca a ridare le stesse emozioni di realizzare delle immagini fisicamente e solo con la propria capacità e le proprie mani. Sono sistemi completamente diversi, come cucinare nel forno a legna oppure nel microonde, pensate che profumi e sapori possano essere gli stessi? Proprio la progettualità ne rimane penalizzata, quando si ha la possibilità in ogni momento di tornare indietro o cambiare direzione, è troppo facile farsi prendere la mano e inseguire il risultato più alla portata di mano piuttosto che a qualcosa di pre-visualizzato.»</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-398" src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/04/blueye.jpg?w=225&h=300" alt="" width="225" height="300" /></p>
<p><strong>IiBN:</strong> «In alcuni tuoi progetti - <em>Ciclopsie</em> e <em>Prospettive multiple</em> - utilizzi la scomposizione dei soggetti ritratti e la loro successiva ricomposizione; sono progetti molto differenti, ma che denotano uno sguardo analitico ed un tentativo di sintesi che sia anche creativo: come ti sei imbattuto in questa ricerca?»</p>
<p><strong>BB:</strong> «La mia passione per l’Architettura si è trasformata in passione per la Fotografia di Architettura e mi sono reso conto che l’iconografia classica, di Gabriele Basilico per intenderci (che è stata anche quella degli Alinari e del Canaletto!), non poteva soddisfare l’esigenza di vedere e interpretare in maniera completa un’opera architettonica. L’evoluzione stessa dell’Architettura richiede modi diversi di rappresentazione e di interpretazione, ma purtroppo gli Architetti non se ne sono accorti e pretendono che le loro opere siano viste sempre e solo alla maniera dei loro disegni progettuali, cosa che trovo molto limitativa.»</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-399" src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/04/celtic_scaled.jpg?w=300&h=225" alt="" width="300" height="225" /></p>
<p><strong>IiBN:</strong> «La prima volta che lessi un articolo sul tuo progetto <em>Città senza tempo</em>, rimasi particolarmente colpito sia dalle foto, certamente evocative e nel contempo rese austere dal rigore della loro prospettiva, sia dalla determinazione con la quale per la realizzazione di questo progetto hai addirittura progettato e realizzato due pinhole decentrabili; ti senti intimamente legato a qualche immagine realizzata nel corso di questo progetto, in cui ripercorri luoghi che in qualche modo hanno segnato la tua vita?»</p>
<p><strong>BB:</strong> «Tutte le immagini di <em>Città Senza Tempo</em> sono parte della mia vita. E’ stato un progetto fantastico e in certi casi anche emozionante, rivedere a distanza di anni o decenni dei luoghi che magari ricordavo solo vagamente, che evocavano tempi e situazioni diverse, che riportavano alla memoria eventi e persone a me cari, è stata una esperienza che consiglio a tutti di fare. Un percorso lungo le proprie memorie, soprattutto se fotografico, aiuta a capire meglio se stessi. Se devo proprio segnalare un luogo, una immagine, ebbene quella del collegio in cui ho frequentato le Scuole Medie, i portici austeri e silenziosi che hanno accompagnato la mia crescita da adolescente, è quella che più mi ha emozionato.»</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-395" src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/04/bst_09_scaled.jpg?w=300&h=239" alt="" width="300" height="239" /></p>
<p><strong>IiBN:</strong> «L&#8217;utilizzo del foro stenopeico costringe a lunghe pose che evidenziano alla fine solo le strutture e rendono evanescente uomini ed ogni altra cosa &#8220;non stabile&#8221;: ciò che volevi venisse evidenziato nel ritrarre questi edifici ha per te anche una valenza &#8220;psicologica&#8221;, nel senso di avvicinare il più possibile il ricordo che ne avevi con la resa finale e farne infine partecipe chi guarda?»</p>
<p><strong>BB:</strong> «Fotografare con un apparecchio a foro stenopeico consente di rappresentare tutto ciò che è fermo e di cancellare o nascondere tutto quello che si muove. Non volevo che ci fossero automobili, né persone riconoscibili, volevo che le immagini fossero le più vicine ai miei ricordi, senza dover indicare un’epoca precisa, luoghi senza tempo, appunto. Solo le lunghe esposizioni riescono a soddisfare questi parametri, oltre al fatto che la mancanza di dettagli precisi dovuta all’assenza di lenti e obiettivi, conferisce alle immagini quell’aura e quella patina che ben si addice a un progetto di questo tipo, pur senza perdere niente in termini di riconoscibilità dei luoghi.»</p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-396" src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/04/ny_25_scaled.jpg?w=359&h=449" alt="" width="359" height="449" /></p>
<p><strong>IiBN:</strong> «Sembra ci siano sempre più problemi a reperire le pellicole Polaroid; dalla tua esperienza come valuti la cosa? Ci sono pellicole che vorresti usare ma che non sono più reperibili?»</p>
<p><strong>BB:</strong> «Spero ancora, come hanno annunciato, che qualcuno riesca a rilevare la fabbrica e ad assicurare la continuità della produzione. La perdita delle pellicole a sviluppo immediato sarebbe veramente tragica, sia per tantissimi professionisti che ancora la usano con soddisfazione, sia per tutti quelli, e sono molti, che ne hanno fatto il mezzo privilegiato per realizzare immagini fantastiche ed uniche. Dovendo indicare quelle pellicole che più mi mancheranno, senza dubbio cito la SX70 per quelle a sviluppo integrale e le 665 e 55 bianconero positivo/negativo per le pellicole a distacco, ma anche la 59 per le immense potenzialità creative.»</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-400" src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/04/e307.jpg?w=216&h=300" alt="" width="216" height="300" /></p>
<p><strong>IiBN:</strong> «Gran parte della tua produzione fotografica è basata sulla sperimentazione di alcune tecniche fino a reinventarle, quasi sovvertirle. Il modo in cui utilizzi il formato panoramico, invece, sembra rifarsi molto alla tradizione del genere. Ciò è dovuto a una scelta stilistica precisa? Ritieni che la fotografia panoramica non si presti alla sperimentazione quanto altri generi?»</p>
<p><strong>BB:</strong> «La fotografia panoramica, con apparecchi ad obiettivo rotante, è già di per sé un pò fuori dagli schemi e infatti offre visioni fuori dall’ordinario. In questo caso, però, la sperimentazione è proprio offerta dalla tecnologia digitale, con la quale si possono raggiungere traguardi impensabili con le tecniche tradizionali, ed infatti ci sto lavorando e presto spero di produrre un apposito progetto.»</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-401" src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/04/rascard.jpg?w=247&h=300" alt="" width="247" height="300" /></p>
<p><strong>IiBN:</strong>: «Vedo che ti occupi anche dell&#8217;analisi di portfoli; ti capita di vedere nuove proposte originali che siano rese anche immediatamente fruibili o spesso manca quella marcia in più che unisce la coerenza di una visione all&#8217;originalità di un&#8217;idea?»</p>
<p><strong>BB:</strong> «La lettura dei portfolio è una attività affascinante, che consente non solo di vedere continuamente nuove proposte, ma obbliga a valutare criticamente anche la propria di produzione. Non è facile trovare dei lavori finiti, completi, per lo più si tratta di progetti abbozzati, di cui i fotografi chiedono un parere sul relativo svolgimento e consigli su come portarlo avanti. Nei pochi casi in cui, per me, c’è originalità, tecnica, equilibrio e creatività, i pareri degli altri possono essere discordanti, c’è una mancanza di uniformità nell’esprimere le valutazioni e forse è giusto così.»</p>
<p>Potete trovare le fotografie di Beppe Bolchi sul suo sito <strong><a href="http://www.farefotografie.it/gallery/gallery.asp?categoryid=135">Fare fotografie</a></strong>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ideebn.wordpress.com/394/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ideebn.wordpress.com/394/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ideebn.wordpress.com/394/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ideebn.wordpress.com/394/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ideebn.wordpress.com/394/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ideebn.wordpress.com/394/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ideebn.wordpress.com/394/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ideebn.wordpress.com/394/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ideebn.wordpress.com/394/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ideebn.wordpress.com/394/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ideebn.wordpress.com/394/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ideebn.wordpress.com/394/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ideebn.org&blog=2370687&post=394&subd=ideebn&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Camera Obscura: La Confessione</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Apr 2008 07:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko Caserta</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[camera obscura]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignnone size-full wp-image-388" src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/04/2380314273_ca6dbde026_o.jpg?w=400&h=416" alt="" width="400" height="416" /></p>
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		<title>Sandro Iovine (terza parte)</title>
		<link>http://ideebn.org/2008/04/11/sandro-iovine-terza-parte/</link>
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		<pubDate>Fri, 11 Apr 2008 07:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko Caserta</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<description><![CDATA[Si conclude con questa terza parte l&#8217;intervista al Direttore della rivista Il Fotografo, Sandro Iovine.
Nel ringraziare nuovamente il Direttore per la disponibilità, vi ricordo che le puntate precedenti sono disponibili ai seguenti link: prima parte, seconda parte.
Infine un ringraziamento speciale va a Corrado Giulietti e Alessandro Scarano, senza il cui prezioso contributo tutto questo non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Si conclude con questa terza parte l&#8217;intervista al Direttore della rivista <em>Il Fotografo</em>, <a title="Parliamone! (il blog di Sandro Iovine)" href="http://sandroiovine.blogspot.com" target="_blank">Sandro Iovine</a>.</p>
<p>Nel ringraziare nuovamente il Direttore per la disponibilità, vi ricordo che le puntate precedenti sono disponibili ai seguenti link: <a title="Sandro Iovine (prima parte)" href="http://ideebn.org/2008/03/10/sandro-iovine-prima-parte/">prima parte</a>, <a title="Sandro Iovine (seconda parte)" href="http://ideebn.org/2008/03/20/sandro-iovine-seconda-parte/">seconda parte</a>.</p>
<p>Infine un ringraziamento speciale va a <a title="Corrado Giulietti" href="http://www.flickr.com/people/corradogiulietti/" target="_blank">Corrado Giulietti</a> e <a title="Alessandro Scarano" href="http://www.flickr.com/people/katalepsis/" target="_blank">Alessandro Scarano</a>, senza il cui prezioso contributo tutto questo non sarebbe stato possibile.</p>
<p>Buona visione.</p>
<p></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ideebn.wordpress.com/387/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ideebn.wordpress.com/387/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ideebn.wordpress.com/387/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ideebn.wordpress.com/387/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ideebn.wordpress.com/387/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ideebn.wordpress.com/387/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ideebn.wordpress.com/387/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ideebn.wordpress.com/387/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ideebn.wordpress.com/387/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ideebn.wordpress.com/387/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ideebn.wordpress.com/387/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ideebn.wordpress.com/387/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ideebn.org&blog=2370687&post=387&subd=ideebn&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Camera Obscura: L&#8217;Attesa</title>
		<link>http://ideebn.org/2008/04/09/camera-obscusa-attesa/</link>
		<comments>http://ideebn.org/2008/04/09/camera-obscusa-attesa/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2008 07:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko Caserta</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><img class="alignnone size-full wp-image-389" src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/04/2386488113_cd0836ac15_o.jpg?w=330&h=449" alt="" width="330" height="449" /></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ideebn.wordpress.com/390/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ideebn.wordpress.com/390/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ideebn.wordpress.com/390/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ideebn.wordpress.com/390/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ideebn.wordpress.com/390/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ideebn.wordpress.com/390/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ideebn.wordpress.com/390/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ideebn.wordpress.com/390/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ideebn.wordpress.com/390/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ideebn.wordpress.com/390/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ideebn.wordpress.com/390/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ideebn.wordpress.com/390/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ideebn.org&blog=2370687&post=390&subd=ideebn&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Vanessa Winship</title>
		<link>http://ideebn.org/2008/04/07/vanessa-winship/</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 07:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giulia Riccio</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Vanessa Winship è una fotografa britannica che lavora per l&#8217;Agenzia VU. Dopo aver studiato cinema e fotografia a Londra ed aver lavorato prima come insegnante di fotografia e poi presso il National Science Museum, ha scelto di fare della fotografia la sua professione.
Nel corso della sua attività ha realizzato reportage dall&#8217;India e dalla Sicilia, ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Vanessa Winship </strong>è una fotografa britannica che lavora per l&#8217;<a title="Agence VU" href="http://www.agencevu.com/index.php" target="_blank">Agenzia VU</a>. Dopo aver studiato cinema e fotografia a Londra ed aver lavorato prima come insegnante di fotografia e poi presso il National Science Museum, ha scelto di fare della fotografia la sua professione.</p>
<p>Nel corso della sua attività ha realizzato reportage dall&#8217;<a title="Winship India" href="http://www.vanessawinship.com/india/indiathumbs1.html" target="_blank">India</a> e dalla <a title="Trapani" href="http://www.vanessawinship.com/trapani/trapanit.html" target="_blank">Sicilia</a>, ha raccontato con le sue immagini <a title="Greek weddings" href="http://www.vanessawinship.com/greekwedding/greekthumb.html" target="_blank">i matrimoni che gli immigrati greco-ciprioti in Gran Bretagna celebrano secondo le antiche tradizioni della loro terra d&#8217;origine</a> e <a title="Travellers" href="http://www.vanessawinship.com/travellers/travellersthumb.html" target="_blank">la vita nomade dei New Age travellers</a> ed ha fotografato magnificamente il mondo luccicante delle gare giovanili di ballo (<a title="Junior Ballroom" href="http://www.vanessawinship.com/ballroom/ballroomthumb.html" target="_blank">Junior Ballroom</a>, <a title="Prix de Lausanne" href="http://www.vanessawinship.com/lausanne/lausannethumbup1.html" target="_blank">Prix de Lausanne</a>).</p>
<p>Da alcuni anni ha scelto di vivere in Turchia e di dedicare la propria attività fotografica a documentare la vita nella regione balcanica e nei Paesi che circondano il Mar Nero. Uno dei lavori realizzati nei Balcani, <a title="Albanian Landscape" href="http://www.vanessawinship.com/albania/albaniat1.html" target="_blank"><em>Albanian Landscape</em></a>, ha ricevuto una menzione d&#8217;onore nel concorso Oscar Barnack nel 2003. Nel 2007 ha pubblicato il libro <em><a title="Schwarzes Meer" href="http://www.agencevu.com/news/BLACKSEA/index.html" target="_blank">Schwarzes Meer</a> </em>(Mar Nero), che raccoglie immagini realizzate nel corso dei suoi viaggi attraverso i sei paesi che si affacciano sul Mar Nero: Georgia, Turchia, Bulgaria, Romania, Ucraina e Russia.</p>
<p>Dalla sua esperienza di vita nel Paese della Mezzaluna è nato un lavoro che le ha permesso di vincere il primo premio del <strong>World Press Photo 2008</strong> nella categoria Ritratti - Portfolio: una serie di ritratti di allieve di una scuola di campagna della Turchia orientale, intitolata, appunto, <em>Rural school girls</em>, di cui vi mostriamo qui sotto due scatti. L&#8217;intera serie è visibile al momento soltanto <a title="Winship on WPP website" href="http://www.worldpressphoto.org/index.php?option=com_photogallery&amp;task=view&amp;id=1140&amp;Itemid=187&amp;bandwidth=high" target="_blank">sul sito del World Press Photo</a>.</p>
<p>Tra tutti i lavori premiati con il prestigioso riconoscimento - che la Winship aveva già ricevuto nel 1998 per la categoria Arte e Spettacolo - questo è uno di quelli che più ha colpito noi di <strong>Idee in Bianco e Nero</strong>. Abbiamo perciò chiesto alla fotografa britannica di rilasciarci un&#8217;intervista, che lei ci ha gentilmente concesso.</p>
<p><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/03/vanessawinship-4.jpg" alt="Winship4" /></p>
<p><strong>IiBN:</strong> «Hai recentemente vinto il World Press Photo nella categoria Ritratti - Portfolio, con una serie di immagini di allieve di una scuola nelle campagne turche. A mio parere, ciò che rende eccezionali questi ritratti è che, sebbene in quasi tutti i ritratti le ragazze siano vestite allo stesso modo - ovvero con l&#8217;uniforme scolastica - la personalità di ciascuna di loro emerge chiaramente osservando i tuoi scatti. Come è nata l&#8217;idea di scattare questa serie e perché, secondo te, la giuria del World Press Photo ha apprezzato questo tuo lavoro?»</p>
<p><strong>VW:</strong> «Prima di tutto, grazie per l&#8217;apprezzamento. Vivevo in Turchia da quasi quattro anni quando ho deciso di scattare queste fotografie. La Turchia è un luogo complesso, dove in apparenza abbondano i cliché fotografici. Per realizzare qualcosa che potesse essere più significativo avevo bisogno di più tempo per comprendere questa terra.»</p>
<p><span id="more-375"></span>«Viaggiando attraverso il Paese rimanevo sempre colpita da un aspetto che adesso mi è molto familiare: queste ragazzine vestite in abiti blu, uguali in ogni villaggio, paese e città. Ero anche a conoscenza del fatto che c&#8217;erano state diverse campagne mirate a far andare le ragazze a scuola, perché molte bambine e ragazze, in particolare nelle zone di campagna della Turchia orientale, ancora non andavano a scuola. Le motivazioni per cui queste ragazze non vanno a scuola sono complesse, in parte legate all&#8217;economia e ai valori tradizionali, ma anche al serpeggiante conflitto che esiste nella regione, dove tutto ciò che potrebbe essere associato allo Stato è guardato con sospetto. Gli stessi abiti blu simboleggiano lo Stato da un certo punto di vista.»</p>
<p>«Tuttavia, ciò che intendevo fare era guardare oltre tutti questi fattori e concentrarmi sull&#8217;idea di un momento che è appena prima, il momento in cui si colloca la possibilità, un momento in cui la presentazione di sé stessi sfocia nella coscienza. Molte cose mi hanno colpita durante la realizzazione di questi scatti: la serietà e solennità del loro aspetto esteriore al momento di posare davanti alla macchina fotografica, la loro fragilità, la loro semplicità, la loro grazia e la loro vicinanza reciproca. Ma più di ogni altra cosa mi ha colpito la loro assoluta spontaneità e l&#8217;assenza di atteggiamenti costruiti. Dal punto di vista personale, anche io vengo da una zona di campagna, ovviamente diversa da questa, ma comunque rurale.»</p>
<p>«Non so dire perché i giurati abbiano scelto questo mio lavoro, magari sarebbe una buona idea domandarlo a loro. Ma immagino che per loro il tema dell&#8217;istruzione sia stato un fattore importante. Probabilmente il fatto che le mie immagini siano realizzate in un modo un po&#8217; diverso rispetto alle altre che erano in concorso - questa serie di ritratti è stata interamente realizzata con una macchina fotografica a grande formato - le ha fatte spiccare rispetto alle altre. Probabilmente è dipeso dal loro aspetto formale, la ripetizione degli abiti e la struttura della distanza da cui sono state scattate le immagini. Spero anche che a colpire i giurati sia stato ciò che ha colpito me, ovvero le espressioni del viso di ciascuna delle allieve e la tenerezza del loro rapporto.»</p>
<p><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/03/vanessawinship-5.jpg" alt="Winship5" /></p>
<p><strong>IiBN:</strong> «Lavori nei Balcani ormai da alcuni anni. Cosa rende questa regione interessante ai tuoi occhi? Cosa intendi comunicare attraverso i tuoi reportage da quell&#8217;area?»</p>
<p><strong>VW:</strong> «Il mio primo contatto con questa regione risale alle immagini dell&#8217;Albania che vidi alla fine degli anni &#8216;80, quando si aprirono le porte. I media erano invasi da molte immagini, gran parte delle quali mostravano le cattive condizioni in cui si trovava quel Paese. Tra quelle immagini ne vidi una o due che mostravano un paesaggio che mi faceva immaginare una terra di straordinaria bellezza.»</p>
<p>«Iniziai a cercare di saperne di più su questo posto che era in realtà così vicino e tuttavia rimaneva così totalmente sconosciuto. Lessi quel poco che riuscii a trovare riguardo alla sua straordinaria storia e politica, ma lessi anche le opere letterarie del suo autore più acclamato, Ismail Kadare, la cui opera ritrae in modo così meraviglioso le complessità dell&#8217;Albania. La combinazione dei due scatenò la mia curiosità.»</p>
<p>«L&#8217;intera regione dei Balcani era stata e rimane un luogo di forti emozioni riguardo la terra e l&#8217;identità. Volevo conoscere ciò che sta dietro questi sentimenti. Nelle mie immagini volevo combinare in qualche modo il gusto e l&#8217;essenza del luogo, volevo anche creare qualcosa che facesse riferimento alla sua politica, ma anche alla sua cultura della narrazione orale, ai suoi codici culturali, alla sua letteratura e alla sua storia.»</p>
<p><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/03/vanessawinship-1.jpg" alt="Winship1" /></p>
<p><strong>IiBN:</strong> «Se dovessi scegliere un solo nome, chi citeresti come il fotografo che ti ha influenzato di più?»</p>
<p><strong>VW:</strong> «Ho dovuto riflettere un bel po&#8217; su questa domanda prima di arrivare ad una vera risposta. Ho provato ad andare indietro nella memoria al mio primo contatto con la fotografia ed ho pensato a tutti i grandi classici; i fotografi inglesi, francesi e americani, attraverso i loro libri, erano gli autori più facilmente accessibili a quel tempo, molto prima dell&#8217;avvento di Internet.»</p>
<p>«Ma la mia vera risposta deve essere: il mio compagno e fotografo, George Georgiou, con cui sono cresciuta sia personalmente che fotograficamente. Sono davvero fortunata ad avere qualcuno così vicino a me a condividere la mia passione per la fotografia.»</p>
<p><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/03/vanessawinship-2.jpg" alt="Winship2" /></p>
<p><strong>IiBN:</strong> «Perché scegli di scattare in bianco e nero? Pensi che questa scelta possa influire - in positivo o in negativo, s&#8217;intende - sulla ricezione dei tuoi lavori, e se sì, in che modo?»</p>
<p><strong>VW:</strong> «Lavoro in bianco e nero per diverse ragioni. Di nuovo, ciò ha a che fare col momento in cui sono entrata in contatto con la fotografia. Per perfezionare la tua arte, il tuo mestiere, si supponeva che sapessi anche sviluppare la pellicola. Ciò, naturalmente, veniva fatto per motivi molto pratici in bianco e nero.»</p>
<p>«Poi naturalmente era anche una questione di costi e controllo; poiché potevo fare tutto da sola, ero in grado di mantenere i costi al minimo. Questo aspetto del mio lavoro è rimasto inalterato: ancora sviluppo tutto da sola. È una storia completamente diversa se sei un giovane fotografo oggi e cominci il mestiere nell&#8217;era digitale.»</p>
<p>«Sono anche cosciente del fatto che il mondo non è in bianco e nero, quindi, da un punto di vista filosofico, sto dichiarando molto chiaramente che ciò che faccio è una rappresentazione bidimensionale di qualcosa, un momento sospeso, una risposta emozionale, piuttosto che uno spaccato di realtà.»</p>
<p>«Non sono sicura che la domanda che mi hai fatto riguardo le risposte positive o negative al mio lavoro in bianco e nero si riferisca al suo posto nel mercato dei mezzi di informazione ma, sì, naturalmente oggi non c&#8217;è molto spazio per questo genere di lavoro in essi. Tuttavia non sono così interessata a seguire questo mercato per il mio lavoro. Sono più interessata in altri mezzi, come i libri, il web e le mostre.»</p>
<p>«Devo tuttavia aggiungere che non sono una persona a cui non piace il colore e non escludo che possa arrivare un momento in cui io decida di esplorare l&#8217;idea di fare qualcosa a colori, e certamente apprezzo molti dei nuovi lavori a colori che vengono prodotti oggi.»</p>
<p><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/03/vanessawinship-3.jpg" alt="Winship3" /></p>
<p><strong>IiBN:</strong> «Ho visto sul tuo sito che sei stata in Sicilia, a Trapani, dove hai realizzato un <a title="Trapani" href="http://www.vanessawinship.com/trapani/trapanit.html" target="_blank">reportage su un rito religioso tradizionale, la Processione dei Misteri</a>, che si svolge ogni anno il Venerdì Santo. Cosa ti ha colpita di più quando sei stata lì e cosa intendevi mettere in risalto negli scatti che hai realizzato durante il rituale? Ho notato anche che il tuo reportage siciliano è incluso in una sezione del tuo sito che è intitolata <em><a title="Small Worlds" href="http://www.vanessawinship.com/smallworldsfront.html" target="_blank">Small worlds</a></em>, che comprende anche due reportage realizzati in terra britannica, uno dei quali racconta <a title="Greek wedding" href="http://www.vanessawinship.com/greekwedding/greekthumb.html" target="_blank">i matrimoni degli immigrati greco-ciprioti</a> e <a title="Travellers" href="http://www.vanessawinship.com/travellers/travellersthumb.html" target="_blank">un altro sulla vita nomade dei New Age travellers</a>. Che legame c&#8217;è - se ce n&#8217;è uno - tra i tre reportage?»</p>
<p><strong>VW:</strong> «Ero interessata a guardare come questo tipo di cerimonia si manifesta, specialmente riguardo l&#8217;idea di mascolinità ed emozione in questo contesto. Sono rimasta colpita dal modo in cui il fardello del peso della statua della Madonna trasportata attraverso le strade accresce la loro devozione; la ripetizione, la resistenza ed il fatto di essere parte di un gruppo creano una specie di forza ed unità.»</p>
<p>«Sono stata colpita dall&#8217;intensità di questi momenti. Sono anche rimasta colpita dall&#8217;idea che si trattasse di un&#8217;occasione che sembrava esistere dalla notte dei tempi&#8230; indipendentemente da quanto a lungo questa tradizione sia realmente andata avanti.»</p>
<p>«Mi interessa la periferia, il confine e ciò che questo vuol dire. Ho messo insieme queste serie perché tutte e tre raccontano di persone che occupano piccoli spazi molto specifici, a volte privati, dove le persone si riuniscono per condividere un&#8217;esperienza, un&#8217;identità ed un credo.»</p>
<p><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/03/vanessawinship-6.jpg" alt="Winship6" /></p>
<p>Le immagini che vi mostriamo in questo post sono tratte da alcuni lavori di Vanessa Winship. Le prime due fanno parte di <a title="Winship on WPP website" href="http://www.worldpressphoto.org/index.php?option=com_photogallery&amp;task=view&amp;id=1140&amp;Itemid=187&amp;bandwidth=high" target="_blank"><em>Rural School Girls</em></a>, la terza è tratta da <a title="Albanian Landscape" href="http://www.vanessawinship.com/albania/albaniat1.html" target="_blank"><em>Albanian Landscape</em></a>. La quarta immagine fa parte di <em>Balkan Journey</em>, la quinta è tratta dal libro <em><a title="Schwarzes Meer" href="http://www.agencevu.com/news/BLACKSEA/index.html" target="_blank">Schwarzes Meer</a> </em>e l&#8217;ultima ritrae la Processione dei Misteri del Venerdì Santo a Trapani.</p>
<p>Potete ammirare altre immagini di Vanessa Winship nello spazio a lei dedicato sul <a title="Agence VU" href="http://www.agencevu.com/photographers/photographer.php?id=148" target="_blank">sito dell&#8217;Agenzia VU</a>, oppure sul suo <a title="Vanessa Winship" href="http://www.vanessawinship.com/" target="_blank">sito personale</a>, che tuttavia non comprende i suoi più recenti lavori.</p>
<p>Segue la versione originale dell&#8217;intervista.</p>
<p><strong>IiBN:</strong> «You have recently won the World Press Photo with a series of portraits of rural school girls in Turkey. It seems to me that what makes these portraits exceptional is that although the girls are all dressed in the same way, in their school uniform, the personality of each of them emerges clearly when you look at your shots. Where does the idea of this series come from and why do you think the WPP jury appreciated this work of yours?»</p>
<p><strong>VW:</strong> «Thank you for your appreciation. I’d been living in Turkey for almost four years by the time I decided to make these images. Turkey is a complex place, full of photographic cliches on the surface. For me to make something that might be more meaningful I needed more time to understand. As I’d travelled through the country, and I know it pretty well these days, I was always struck by the small girls in their blue dresses, the same in every town village and city.»</p>
<p>«I was also aware of the fact that there had been a number of campaigns to get girls into schools, since many girls, specifically rural girls in the east, still didn’t attend school. The reasons these girls don’t attend school is complex, it’s partly to do with economics and traditional values, but also to do with the low level conflict that exists in the region, and where anything that might be seen to represent the state is viewed with suspicion. The blue dresses themselves symbolise the state on one level, but what I wanted to do was look beyond all of these factors and focus on the idea of a moment just before, the moment where possibility lies, a time where the presentation of self teeters into consciousness.»</p>
<p>«Many things touched me during the making of these images, often by the gravity in their demeanour at their moment in front of the camera, their fragility, their simplicity, their grace, and their closeness to one another, but mostly I was struck by their complete lack of posturing. On a personal level, I am also from a rural place, different of course to this area, but rural never the less.»</p>
<p>«I cannot tell you why the judges picked out these images, perhaps you might ask them at some point? But I imagine for them the issue relating to education played an important factor. Perhaps the fact they are made in a slightly different way to most imagery entered into the competition made them stand out. They are all made using a large format camera. Perhaps their formality, the repetition of the dresses and the structure of the distance that each image was shot at. I also hope that it was the thing that struck me, in the individual expressions on the faces of the girls and the tenderness in their relationship to each other.»</p>
<p><strong>IiBN:</strong> «You have been working in the Balkans for some years now. What it is that makes this region interesting to you and what do you intend to communicate through your reportages from the area?»</p>
<p><strong>VW:</strong> «My first contact with the region was through images I saw of Albania when the doors opened in the late &#8217;80s. There were many images flooding the media, mainly ones that showed the poor conditions of the place.<br />
In amongst those images I saw one or two that showed a landscape that suggested to me a land of extraordinary beauty.»</p>
<p>«I began to try to find out about this place that was actually so close and yet had remained so completely unknown. I read what little I could find about its extraordinary politics and history, but I also read the literature of its most acclaimed author, Ismail Kadare, whose work so beautifully portrays the complexities of Albania. The combination of the two fuelled my curiosity.»</p>
<p>«The whole region of the Balkans had been and remains a place where emotions about land and identity are strong. I wanted to know what was behind these feelings. In my images I want to combine something of a flavour and essence of the place, I wanted also to create something that made reference to both its politics, but also to its culture of story telling, its cultural codes, its literature and its history.»</p>
<p><strong>IiBN:</strong> «If you had to choose only one name, which photographer had the major influence in you?»</p>
<p><strong>VW:</strong> «I had to think for a while about this one before I came up with a real answer. I tried to go back to my first contact with photography and thought of all of those great classics; British, French and Americans photographers, through their books, were the authors most easily available at that time, long before the internet.»</p>
<p>«But my real answer has to be my partner and photographer, George Georgiou, who I’ve grown up with both personally and photographically. I am extremely lucky to have someone so close to share my passion for photography.»</p>
<p><strong>IiBN:</strong> «Why do you choose to shoot your photos in black and white? Do you think this choice can affect - positively or negatively, of course - the reception of your work, and if yes, how?»</p>
<p><strong>VW:</strong> «I shoot in Black and White for several reasons. Again, this relates to the time that I was introduced to photography. In order to master one&#8217;s craft you were expected to know how to process your film as well. This of course was done most practically with Black and White.»</p>
<p>«Then of course it was a question of cost and control; because I could do everything myself, I could keep the cost of things to a minimum. This aspect of my work has stayed the same: I still process everything myself. It’s a different story now for young photographers starting out in the digital age.»</p>
<p>«I’m also aware that the world is not in Black and White, so from a philosophical point of view I am very clearly making a statement that what I’m doing is a two dimensional representation of something, a fleeting moment, an emotional response, rather than a slice of reality.»</p>
<p>«I’m not sure if the question you are asking me about negative or positive response to my work being in Black and White refers to its place in the market of news media, then yes of course there is not so much space for it there today. But I’m not so interested to pursue this market for my work. I am more interested in other places, in books, the web, and exhibitions.»</p>
<p>«I should also say I’m not someone who doesn’t like colour work though, and that there might not be a time when I decide to explore making something in colour, and I certainly have an appreciation of many of the new colour works being produced today.»</p>
<p><strong>IiBN:</strong> «I have seen you have been to Sicily, where you have shot a series of photos of a traditional religious ritual. What it is that struck you most when you were there and what did you intend to emphasize in your shots of this ritual? I also see that you included your reportage from Sicily in a section of your website which is called <em><a title="Small Worlds" href="http://www.vanessawinship.com/smallworldsfront.html" target="_blank">Small worlds</a></em>, which also includes two reportages from Great Britain: <a title="Greek wedding" href="http://www.vanessawinship.com/greekwedding/greekthumb.html" target="_blank">one about the weddings of Greek-Cypriot immigrants</a> and <a title="Travellers" href="http://www.vanessawinship.com/travellers/travellersthumb.html" target="_blank">another one of people who live on the road (New Age travellers)</a>. In what ways, if any, do the three reportages relate to each other?»</p>
<p><strong>VW:</strong> «I was interested to look at how this kind of ceremony manifests itself, especially around ideas of masculinity and emotion in this context. I was struck by the way that the burden of the weight of the Madonna figure carried through the streets added to their devotion, the repetition, the endurance and being part of a group created a kind of power and unity.»</p>
<p>«I was struck by the intensity in these moments. I was also struck by the thought that it was an occasion that seemed to have existed since the beginning of time&#8230; regardless of how long the tradition has actually been going.»</p>
<p>«I am interested in periphery and boundary and what this means. I put these series together because they are all narratives about people who occupy very specific small, sometimes private spaces where people come together to share an experience, an identity and a belief.»</p>
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		<title>&#8220;A conversion&#8221; di Pasquale Salerno</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Apr 2008 07:05:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mario Macaluso</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[video]]></category>

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		<category><![CDATA[bianco e nero]]></category>

		<category><![CDATA[firenze]]></category>

		<category><![CDATA[Pasquale Salerno]]></category>

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		<description><![CDATA[Pasquale Salerno è nato a Lanciano (CH) 38 anni fa. Vive e lavora a  Firenze.
«Sono stato un fotografo professionista per un po&#8217; alcuni anni fa - ci spiega - ora invece sono fotografo tra le altre cose (insegnante, filologo, scrittore,  consultant, ballbreaker)».
Quando gli abbiamo chiesto di raccontarci cosa c&#8217;è dietro il lavoro A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Pasquale Salerno è nato a Lanciano (CH) 38 anni fa. Vive e lavora a  Firenze.</p>
<p>«Sono stato un fotografo professionista per un po&#8217; alcuni anni fa - ci spiega - ora invece sono fotografo tra le altre cose (insegnante, filologo, scrittore,  consultant, ballbreaker)»<i>.</i></p>
<p>Quando gli abbiamo chiesto di raccontarci cosa c&#8217;è dietro il lavoro <i>A conversion</i>, un set di circa 50 scatti rigorosamente in bianco e nero, che abbiamo visto  <a href="http://www.flickr.com/photos/papequito/sets/72157604129063336/" title="A Conversion, on Flickr" target="_blank"></a><a href="http://www.flickriver.com/photos/papequito/sets/72157604129063336/" target="_blank">pubblicato</a>  su Flickr nei giorni scorsi, Pasquale non si è fatto pregare, ci ha concesso l&#8217;uso delle immagini per realizzare lo slideshow che presentiamo con questo post, e ci ha raccontato:</p>
<p>«Dal novembre 2007 qualcuno ha avuto la balzana e malsana idea di farmi fare l&#8217;insegnante di fotografia tradizionale in una scuola di grafica e design di Firenze, e il &#8220;film&#8221; è nato da un&#8217;idea di <a href="http://www.myspace.com/frafrafrafra" title="Francesca">Francesca</a> (creditata nelle didascalie del <i>movie</i>), una delle studentesse;  l&#8217;idea è stata sviluppata quindi insieme alle altre studentesse in circa due settimane; io ho fatto un po&#8217; da <i>editor</i>, un po&#8217; da coordinatore, e un po&#8217; da organizzatore. Temo anche che la mia vaga e leggerissima vena polemica e porn-to-grafica abbia contribuito a traviare gli allievi, ma sono pronto a dimettermi dall&#8217;insegnamento anche subito.»</p>
<p>«Ho quindi contattato la modella, <a href="http://www.myspace.com/silentdiva" title="Strawberry Doll">Strawberry Doll</a>, spiegandole la cosa e lei è stata gentilissima, disponibile e molto entusiasta, raggiungendoci a Firenze e partecipando in cambio, ovviamente, dell&#8217;uso delle foto che voleva per se stessa; ho quindi convinto <a href="http://www.myspace.com/danieleperrone" title="Daniele Perrone">Daniele Perrone</a>, il ragazzo di una delle studentesse e attore,  ho proposto la location, ho contattato la sartoria teatrale che si è gentilmente e ampiamente prestata, anche qui a titolo gratuito.»</p>
<p></p>
<p>«Le foto  sono state il risultato del &#8220;metodo&#8221; che ho proposto, e che è stato accettato di buon grado: sulla base dello stesso storyboard, ho scattato io, facendo un po&#8217; come mi pareva, dando un po&#8217; una mia interpretazione della storia, e loro hanno osservato, domandato, fatto un po&#8217; di backstage, rubato foto al volo, e così via. Poi è stato il loro turno, ed hanno fatto le loro foto. Il tutto è durato, eccetto il trucco e il parrucco, 3 ore circa. Tutto nello stesso giorno, un freddissimo giorno dei primi di marzo, tra le 15 e le 18. Io avrò scattato per si e no 20 minuti, proprio per lasciare il massimo del tempo possibile a loro. Io scatto (e scarto) sempre molto: 8 rullini 35mm/36 pose e 2 rulli 120. Tutto Tri-X, tutto a 400 iso,  tutto sviluppato in T-Max.»</p>
<p>«Le ragazze stanno facendo stampe di prova delle loro foto, e forse, prima o poi, anch&#8217;io ne stamperò qualcuna, non appena avrò un po&#8217; di tempo. Con le loro stampe finali, previste su grande formato (50&#215;60) e carta baritata, ho proposto che facciano una specie di collettiva, e loro sono d&#8217;accordo e anzi piuttosto entusiaste. Ho trovato una specie di chiesetta sconsacrata fuori Firenze, gestita da un&#8217;associazione culturale, e andremo a proporre la mostra il mese prossimo, da fare verso metà maggio, sperando di poter organizzare anche un po&#8217; di battage pubblicitario. Nessun permesso è stato richiesto per fare le foto nel cimitero: non si tratta di una gratuita smargiassata, ma di una scelta deliberata. Il mio scopo era quello di &#8220;insegnare&#8221; alle ragazze che la fotografia, per farla bene, è anche sangue freddo, rischio,  determinazione, è non dover chiedere sempre &#8220;per piacere&#8221;, è scorretta, è irrispettosa. Sia chiaro: non penso che il risultato possa/debba essere all&#8217;altezza, ma insomma: secondo me meglio fare foto blasfeme che foto ai gattini cotonati.»</p>
<p>Per vedere le singole fotografie potete visitare il set<a href="http://www.flickr.com/photos/papequito/sets/72157604129063336/" title="A Conversion, on Flickr" target="_blank"> <i>A Conversion</i></a> sullo spazio Flickr di <a href="http://www.flickr.com/photos/papequito/" title="Pasquale Salerno on Flickr" target="_blank">  Pasquale Salerno</a>.</p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/ideebn.wordpress.com/381/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/ideebn.wordpress.com/381/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ideebn.wordpress.com/381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ideebn.wordpress.com/381/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ideebn.wordpress.com/381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ideebn.wordpress.com/381/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ideebn.wordpress.com/381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ideebn.wordpress.com/381/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ideebn.wordpress.com/381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ideebn.wordpress.com/381/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ideebn.wordpress.com/381/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ideebn.wordpress.com/381/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ideebn.org&blog=2370687&post=381&subd=ideebn&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Mario Macaluso</media:title>
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		<title>Stephen Dupont</title>
		<link>http://ideebn.org/2008/03/31/stephen-dupont/</link>
		<comments>http://ideebn.org/2008/03/31/stephen-dupont/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 31 Mar 2008 07:00:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Lanotte</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[fotografi]]></category>

		<category><![CDATA[fotografia]]></category>

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		<category><![CDATA[papua nuova guinea]]></category>

		<category><![CDATA[photographer]]></category>

		<category><![CDATA[port moresby]]></category>

		<category><![CDATA[raskol gangs]]></category>

		<category><![CDATA[reportage]]></category>

		<category><![CDATA[stephen dupont]]></category>

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		<description><![CDATA[Stephen Dupont è un fotografo australiano nato a Sydney da genitori danesi nel 1967. La sua attività di fotoreporter inizia nel 1989, quando documenta la fine dell&#8217;occupazione vietnamita della Cambogia per Playboy Magazine. Successivamente lavora come freelance attraverso Sri Lanka, Thailandia, Filippine, Birmania e Australia.
Suoi lavori sono stati pubblicati su Newsweek, Time, New Yorker, Libération, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><a href="http://www.stephendupont.com">Stephen Dupont</a> è un fotografo australiano nato a Sydney da genitori danesi nel 1967. La sua attività di fotoreporter inizia nel 1989, quando documenta la fine dell&#8217;occupazione vietnamita della Cambogia per Playboy Magazine. Successivamente lavora come freelance attraverso Sri Lanka, Thailandia, Filippine, Birmania e Australia.</p>
<p>Suoi lavori sono stati pubblicati su Newsweek, Time, New Yorker, Libération, Sunday Times Magazine, New York Times Magazine.</p>
<p>Abbiamo intervistato Stephen Dupont a proposito di “Raskols: Gangs of Port Moresby”, reportage sulle bande criminali di Port Moresby, capitale della Papua Nuova Guinea.</p>
<p><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/03/stephen_dupont_1.jpg" /></p>
<p><b>IiBN:</b> «Cosa ti ha spinto a lavorare a questo reportage?»</p>
<p><b>SD:</b> «Non ero mai stato in Nuova Guinea e, quando sono venuto a sapere della situazione delle bande e del crimine a Port Moresby, ho capito che per me era arrivato il momento di andare a scattare delle foto. Ho sentito il forte desiderio di documentare la lotta umana nelle strade di Moresby. Mi sono quindi infiltrato in una delle cosiddette raskol gang per realizzare dei ritratti che potessero svelare in qualche modo la personalità dei membri della gang ed umanizzare la cattiva reputazione che hanno nella loro società.»</p>
<p><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/03/stephen_dupont_2.jpg" /></p>
<p><b>IiBN:</b> «È stato un lavoro su commissione? Qual&#8217;è stata la tua esperienza durante questo reportage?»</p>
<p><b>SD:</b> «No, si è trattato di un lavoro autofinanziato e realizzato durante due diversi viaggi nel 2004. È stata una bella prova per me fare questi ritratti perché ero più abituato a fotografare in uno stile a metà strada fra reportage e street photography. Ero confinato in uno spazio molto limitante e potevo fotografare solo per brevi periodi di tempo nel pomeriggio, così ho portato avanti molte sessioni di ritratti per diversi giorni.»</p>
<p>«Creativamente, ero molto entusiasta dei risultati, essendo costretto a concentrarmi solo sui personaggi ed ho trovato qualcosa di molto speciale nella mia fotografia: ero capace di sentire e catturare la personalità di ciascun raskol, credo in modo molto semplice e naturale. Ho pensato meno a fare grandi foto e di più a rivelare la dignità dei miei soggetti.»</p>
<p><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/03/stephen_dupont_5.jpg" /></p>
<p><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/03/stephen_dupont_4.jpg" /></p>
<p><b>IiBN:</b> «Hai incontrato problemi?»</p>
<p><b>SD:</b> «No, no davvero. Mi sono sentito molto al sicuro. Ho avuto la benedizione del capo banda.»</p>
<p><b>IiBN:</b> «Di cosa ti stai occupando attualmente?»</p>
<p><b>SD:</b> «Ora sto lavorando ad un progetto a lungo termine sull&#8217;Afghanistan con l&#8217;aiuto della borsa di studio W. Eugene Smith 2007 per la Fotografia Umanista. Ho anche diversi libri in cantiere ed un documentario in forma di filmato.»</p>
<p><img src="http://ideebn.files.wordpress.com/2008/03/stephen_dupont_3.jpg" alt="stephen_dupont_3.jpg" /></p>
<p>Per approfondire la conoscenza di questo autore consigliamo di guardare le foto del set <a href="http://www.flickr.com/photos/angkorphotographyfestival/sets/72157600311471350/">Raskols: Gangs of Port Moresby</a> e di visitare il sito personale di <a href="http://www.stephendupont.com">Stephen Dupont</a>.</p>
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		<title>Link del giorno</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 07:00:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko Caserta</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[link]]></category>

		<category><![CDATA[Brian Finke]]></category>

		<category><![CDATA[Camera RAW recovery]]></category>

		<category><![CDATA[Conscientious]]></category>

		<category><![CDATA[Jörg Colberg]]></category>

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		<description><![CDATA[
Camera Obscura presenta una lucida analisi di una fotografia di Brian Finke;
Hippolyte Bayard intervista Jörg Colberg, autore dell&#8217;ormai celebre blog fotografico Conscientious;
Un articolo di Click Blog sullo strumento recovery di Camera Raw.

       ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><ul>
<li>Camera Obscura presenta <a href="http://cameraobscura.busdraghi.net/2008/intorno-ad-una-foto/lassistente-di-volo-di-brian-finke/">una lucida analisi di una fotografia di Brian Finke</a>;</li>
<li><a href="http://www.hippolytebayard.com/2008/03/domande-jrg-colberg.html">Hippolyte Bayard intervista Jörg Colberg</a>, autore dell&#8217;ormai celebre blog fotografico Conscientious;</li>
<li><a href="http://www.clickblog.it/post/1372/camera-raw-recovery-cose-e-come-si-usa">Un articolo di Click Blog</a> sullo strumento recovery di Camera Raw.</li>
</ul>
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